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Il Disinganno (Francesco Queirolo)
L'opera, la più felice del Queirolo, è dedicata dal de Sangro al padre Antonio (1685 - 1757), uomo dalla vita avventurosa e travagliata.
Dopo la prematura morte della moglie Cecilia, infatti, egli si diede ad una esistenza disordinata, affidando il figlio alle cure del nonno Paolo.
Stanco, infine, e insoddisfatto delle sue sterili peregrinazioni, Antonio trascorse gli ultimi anni nella quiete della vita sacerdotale. Il gruppo scultoreo descrive, infatti, l'uomo che si libera dal peccato, rappresentato dalla rete nella quale il Queirolo libera tutta la sua straordinaria abilità.
A questo proposito si ricorda che l'Autore dovette personalmente passare a pomice la scultura poiché gli artigiani dell'epoca, specializzati in questa fase di finitura, si rifiutarono tutti di toccare la delicatissima rete per il terrore di vedersela frantumare sotto le mani.
Un genietto alato, che aiuta il De Sangro a liberarsi dalle maglie intricate, reca sulla fronte una piccola fiamma, simbolo dell'umano intelletto e dell'ardore religioso. Ai suoi piedi sono posti il globo terrestre, rappresentazione delle passioni ingannatrici, e un libro aperto, la Sacra Bibbia, anche simbolo massonico delle "grandi luci".
Sul basamento vi è il bassorilievo, attribuito al Sanmartino, con l'episodio evangelico del Cristo che ridà la vista al cieco, pregevole per la finissima esecuzione e per l'evidente allusione che, ancora una volta, conferma la volontà di Raimondo de Sangro di riscattare la figura del padre Antonio.
da http://www.museosansevero.it/html/opere/disinganno.htm
 









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